Oggi vorrei provare a sedermi nella mia lolla, osservare in silenzio la coppia di merli che sta decidendo se fare oppure no il nido sui miei alberi, e così ragionare alla Sciascia, senza la vanità di Sciascia, su un argomento tabù in Sardegna: la malavita dei colletti bianchi. Lo faccio perché la banda delle rapine che ieri ha dato spettacolo a Livorno, è il sintomo di un mutamento della criminalità sarda che è andato di pari passo con un generale mutamento dei livelli di cultura e di costume.
Iniziamo dalla manovalanza. Quando Salvatore Mereu girò Sonetaula, ebbi modo di dirgli – chissà se lo ricorderà – che la strada verso il male non era più quella dell’emarginazione, dell’ingiustizia e quindi della ribellione e del delitto. Questa è roba vecchia o, se si vuole, roba delle periferie urbane che in Sardegna esistono nell’area vasta di Sassari e di Cagliari, ormai invase da tossicodipendenti che divengono spacciatori.
Oggi, la gente di braccio, quella che agisce, ha un’idea del mondo, che è un’evoluzione dell’ancestrale individualismo dei sardi, la cui origine più profonda è la paura del destino e del male altrui, i quali si contrastano prevenendoli.
Il principio-base di chi fa rapine, o di chi spaccia cocaina, o di chi vende armi, o di chi fa tutte le tre cose insieme, è colpire, pulire, sistemare sé e la famiglia, divenire rispettabili. La maggior parte di chi delinque sotto i trent’anni ambisce a fare una vita tranquilla, ma agiata, dopo questa età.
Spesso si tratta di persone che mettono in conto anche una decina d’anni di galera.
Questi, in genere, non hanno livelli alti di alfabetizzazione ma, come accade nel mondo pop, sanno usare tutto ciò che la tecnica mette loro a disposizione, secondo una regola di efficienza consumistica: non sanno cosa stanno usando, ma lo sanno usare benissimo. Sanno usare le app, sanno come spostare i soldi, sanno come comunicare senza lasciare tracce, sanno essere educati quando serve, sanno non farsi notare, sanno avere un contegno, sono puliti e griffati, girano il mondo. Niente a che vedere con il prototipo silvestre del bandito sardo dell’Ottocento o di quello semipoliticizzato e al confine tra urbano e rurale del Novecento.
A contatto con questo mondo ci sono quelli che potremmo chiamare i fintitonti.
Questi, in genere, sono borghesi titolati, sono inseriti in società, parlano con tutti, si candidano ai ruoli pubblici o alle cariche sociali delle innumerevoli associazioni culturali sarde, in generale cercano buoni affari, mediano, fanno incontrare le persone, cercano di acquisire la rappresentanza di grandi gruppi in Sardegna, hanno forti rapporti politici che giocano a favore vuoi di una concessione balneare, vuoi di un accreditamento di strutture sanitarie, vuoi di una licenza edilizia, vuoi di una valutazione di impatto ambientale. Da questo ceto, spesso vengono molti sindaci e amministratori locali, la maggioranza dei quali è solo attratta dal prestigio sociale ed è onesta, ma una minoranza dei quali è, come dire, fluida rispetto alla legge.
Questo ceto ha una paura fottuta della galera, ma è anche attratta dal mondo malavitoso e dal mare di denaro che vi gira.
E quindi cosa fa?
Cerca il contatto con la malavita, facendo finta di ignorare che sia la malavita.
Il segreto con loro e per loro è non essere mai espliciti.
Il costruttore che arriva in Sardegna per riciclare denaro sporco, deve presentarsi con tutti i crismi di legalità sebbene ‘odori’ di delitto da lontano.
Bisogna saper dire e non dire, e più il non detto è ben coperto, più l’interlocutore è gradito.
Il capolavoro di questo ceto intermedio è il sistema territoriale: quando tutti i poteri intermedi di un territorio sono governati dallo stesso circuito di amicizie, di relazioni e di costumi, la penetrazione malavitosa non solo è possibile, ma è anche schermatissima e vantaggiosissima per tutti. Conosco una ricca regione sarda che è esattamente ciò che sto descrivendo, ma non ne faccio il nome perché verrei denunciato. Qui è possibile evadere il fisco, qui è possibile sanare gli abusi edilizi, qui è possibile fare carne di porco con gli affidamenti professionali, qui tutto si può fare purché lo si faccia in intesa col sistema. Inutile dire che qui la magistratura si guarda il pisello e dice: “O che bello, o che bello!”.
Il terzo livello è più sofisticato, molto schermato; abbiamo a che fare con persone di altissimo profilo che hanno rapporti storici con ambienti malavitosi di altissimo rango di cui nessuno sa nulla.
Sono come agenti segreti dormienti che agiscono con capacità di dissimulazione impensabili per una persona comune.
Questi sono quelli che possono trattare con i danti causa del primo livello, con chi può fare arrivare in Sardegna quello che vuole e che non si sporca per qualche centinaia di migliaia di euro.
Questi sono quelli che devono pulire milioni di euro.
Come fare?
In primo luogo occorre disporre di un professionista titolato che viene incaricato di mettere su una società con sede a Roma o a Milano o a Venezia, insomma in una zona non sospettabile di infiltrazioni di alcun tipo.
Dopo di che bisogna dotare di capitali legittimi la società, e quindi occorre acquisire supermercati, bar, ristoranti, lavanderie, insomma tutto ciò che può giustificare l’afflusso di denaro contante.
Costituito un capitale pulito e ragguardevole, si passa all’immobiliare. E a questo punto che, in genere, arrivano in Sardegna, come in altre località turistiche.
Arriva il solito cavaliere, avvocato, commendatore, ingegnere che dir si voglia, che compra un importante palazzo o un albergo, o un villaggio o un’area. L’investimento diviene anche il driver per formare altri curricula dirigenziali.
Nel frattempo si rafforzano i rapporti politici, scegliendo quasi sempre i politici o più tonti o più in difficoltà, cioè o quelli con bassi livelli di cultura o quelli con troppo alti livelli di vita. Grazie ai rapporti equivoci con la politica, si possono quindi collocare i propri candidati nelle Asl, nelle imprese che forniscono servizi, nelle diverse Authority pubbliche (meglio quelle che controllano le concessioni demaniali), ampliando così le possibilità prima di riciclaggio e poi di profitto ‘pulito’.
L’errore di tanti procuratori della Repubblica, non proprio acutissimi, è cercare il legame diretto tra chi imbraccia il fucile e chi governa un Authority.
Non lo troveranno mai.
I rapporti tra questi livelli sono tenuti dall’esterno, attraverso le ‘ndrine o le famiglie o le bande della penisola che sono le uniche ad avere rapporti con tutti, le uniche a far circolare le informazioni in modo che i soggetti si riconoscano tra loro senza dirselo.
I blindati in fumo parlano di questo mondo di cui la magistratura non ha capito nulla e del quale intuiscono qualcosa solo i Carabinieri, perché l’Arma sente ‘l’odore’ del male sin dalle periferie, mentre le toghe, con la loro aura di vanagloriosa autosufficienza, sono impegnate a esibire la Costituzione all’inaugurazione degli anni giudiziari. La magistratura non presidia le nomine importanti, non ci mette il naso prima che accadano, ma sempre dopo, quando non si è più in grado di capire nulla.
L’intelligenza del mondo è il primo dovere di un magistrato, ma serve predisposizione, curiosità e umiltà. Ciao core!
Per Ginik. La presunzione e l’arroganza non hanno portato mai ad esiti desiderabili. Perché non prova a spiegare che cosa significa “sardo che più sardo non si può”? Ci provi, altrimenti non mi resta che interpretare l’espressione, nel suo caso, nel senso di “sordo che più sordo non si può”.
Franco ,vedo che lei di uno scritto riesce a centrare il nocciolo del discorso e si permette di dare dello sciocco a chi vorrebbe dare un contributo ai temi trattati dal prof. MAaninchedda! Io che sono molto più diretto e non amo le circolocuzioni uso nei suoi confronti un sinonimo e per stare nel cuore di ciò che lei è riuscito a cogliere le dico: lei è un minchione, che più minchione non si può! Vuo! sapere il metro da me usato: non una sua frase, ma il suo scrivere, causa di pericolosi distacchi di retina a leggerla. , cosa che eviterò d’ora in avanti e che la invito a fare nei miei confronti!
A mai più rileggerla!!
buongiorno
mi scuso per la poca attinenza con l’articolo. Prof ci illustra con significa (o nn significa) il fatto che il Governo ha deciso di resistere nel giudizio per conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale proposto dalla Regione sull’ordinanza-ingiunzione di decadenza della governatrice Alessandra Todde.
grazie infinite!
m
Dice Ginik: “sono sardo che più sardo non si può”. Quale metro ha usato per misurare la sua sardita’ ? Espressione infelice e abbastanza sciocca. Ognuno potrebbe dire la stessa cosa cambiando sardo con siciliano, piemontese, calabrese, etc.
Non ci vuole grosso sforzo per capire quale sia la “ricca regione sarda”: generalmente, oltretutto, questi fenomeni da lei descritti vanno di pari passo con il cattivo gusto che impera in una certa zona.
Non ho competenze in materia. Mi rendo conto che oramai una autocrazia che usa e si fa scudo grottescamente dei rituali svuotati della democrazia esiste in tutto il mondo. Ed usa forme mafiose: lo vediamo anche nel piccolo. Non conosco eroi che vi si oppongano.
Quel che voglio dire è che non si può puntare il dito se non verso la comunità tutta poiché la cultura mafiosa di importazione è fra noi. Agisce con tutti i mezzi conosciuti ma raramente oramai con la lupara. Poiché il tutto è in estremo contrasto con sistemi benefici come il cristianesimo, non si può che dire con Manzoni ‘verra’ un giorno’ e sentirsi con onore del gruppo di coloro che non fanno il male ma lo patiscono.
🤔
Il magistrato ha il compito (con la conseguente connessa responsabilità) di prevenire?
Forse si sta facendo un po’ di confusione perché questa è un compito che spetta alle forze dell’ordine.
Signor Franco il prof. non fa nessun gratuito ed ingiustificato attacco alla magistratura c’è la prevenzione che permette di intervenire prima che il reato sia commesso o sbaglio qualcosa?
Signor Franco, qui se c’è qualcuno che ha fretta è lei. Fu proprio un grande magistrato a dirmi che è difficilissimo scoprire a posteriori chi abbia influito su una nomina. Ma magari si sbagliava il bravo magistrato, il quale non è mai partito da una nomina, ma sempre da un sistema di relazioni. Poi che io non abbia alcuna fiducia nella magistratura nelle sue espressioni più comuni, questo è verissimo, ma non mi sembra ingiustificato.
Una analisi profonda; tanto profonda che non permette all’autore dell’articolo di capire che la magistratura interviene dopo che un fatto criminoso è avvenuto e non prima (“la magistratura non presidia le nomine importanti, non ci mette il naso prima che accadano, ma sempre dopo, quando non si è più in grado di capire nulla”). Un gratuito ed ingiustificato attacco alla magistratura.
Buongiorno Paolo,
grazie di questo articolo di gran classe…
Tutti i modi di fare descritti nell’articolo, con evidente sapienza, in Sicilia si chiamano Mafia o Cosa Nostra, in Campania si chiamano camorra, in Calabria Ndrangheta, in Puglia Sacra Corona Unita…. e in Sardegna ? in Sardegna non si chiama, ma c’è di tutto e di più…
Egr. Prof,
condivido la sua indagine antropologica sulla evoluzione del delinquente non solo sardo,ma ormai senza confini( Altro aspetto negativo della globalizzazione). Mi voglio invece soffermare sul titolo che il quotidiano cagliaritano dedica alla rapina di San Vincenzo attribuedo a dei sardi Il crimine solo per aver sentito qualcuno dire: Ajò, tutti ci siamo?. Io che a San Vincenzo ci sono stato per una settimana so perfettamente dire: Daje, c’è semo tuti? Namo, namo!!! Eppure sono sardo , che più sardo non si può! E magari qualche testimone del fatto, potrebbe dichiarare : erano romani gli autori della rapina,solo per aver sentito la più banale delle frasi dette in un italiano strutturato da un sardo che si può apprendere senza neppure essere mai venuto nell’isola , tanto noi sardi siamo diffusi in “continente” . Eppure, lo scrivano del quotidiano afferma senza ombra di dubbio che erano sardi gli autori della rapina , Perché ormai, anche l’analogia sul metodo utilizzato non può portare solo in Sardegna, in quanto, come Lei pone in evidenza, i delinquenti moderni studiano e si preparano per bene prima di cimentarsi!
Mi fermo qui, ma penso ci sia materia di riflessione per molti, soprattutto se scrivani, che senza notizie alcuna di certa fonte, riportano osservazioni che persone più attente di loro. mettono in campo per sperare di deviare le indagini. E talora lo fanno con successo!!
Cordialmente.