In Sardegna, terra senza coscienza della propria responsabilità di autogoverno, gli allarmi per gli scippi di potere durano appena un giorno, mentre le spoliazioni durano per sempre.
È accaduto così che l’allarme lanciato ieri dall’Unione Sarda sulla imminente nomina alla carica di Autorità portuale della Sardegna, in quota lega e con il consenso entusiasta della Giunta Todde, della dott.ssa Federica Montaresi, attuale commissaria del porto di La Spezia e Carrara, è durato un solo giorno e niente più.
Silenzio dalle forze politiche.
Silenzio dai parlamentari.
Non parliamo dei consiglieri regionali che manco leggono i giornali e che premiano entusiasti i professori universitari engagé.
Mi corre l’obbligo, dunque, mio malgrado, come si diceva un tempo, di raccontare ai pochi sardi interessati a se stessi e allo Stato in cui vivono, cosa c’è in gioco.
In primo luogo va detto che diversi sardi hanno presentato la propria candidatura per la carica. Non so se tutti abbiano i titoli per farlo (la lista è inaccessibile – con buona pace dell’Anac di Busia, ormai ridotta al fantasma di ciò che l’Anac fu con Cantone – ma io conosco almeno cinque candidati), ma intanto lo hanno fatto, e se esistesse un sistema politico con un minimo di residua dignità, direbbe al Presidente della Giunta (che deve dare il concerto sulla nomina) che dovrebbe pretendere, nell’ordine:
– che quelle domande siano esaminate;
– che il Ministro scelga tra quelle domande;
– che si scremi chi ha più titoli e chi ne ha di meno, ma che in ogni caso non si usi un potere sardo per cercare un volgare equilibrio di poteri o interni alla Lega (che va a congresso, con un ruolo non banale del sottosegretario Rixi, colui cui Salvini ha “delegato” l’istruttoria e che ha tolto dal cilindro il nome della Montaresi) o comunque interno al sistema dei poteri italiano, considerato al netto della volontà dei Sardi, considerato cioè senza i Sardi. La Lega ha nel suo Dna la nomina di proconsoli in Sardegna, e questo va a scorno dei pochi sardo-leghisti rimasti, ma le istituzioni sarde dovrebbero opporsi seriamente a queste pratiche.
Secondo colpo di reni che la politica sarda dovrebbe produrre (ma come chiedere virtù a chi ha sostituito il midollo con la gelatina e il coraggio con la convenienza e il parassitismo di ceto?) dovrebbe essere esigere che, per una volta, la Giunta Todde non scelga in ragione delle relazioni personali del suo Presidente all’interno del complesso mondo della grandi imprese italiane, ma secondo gli interessi della società sarda, tra i quali vi è costruire una classe dirigente che governi e che governando aumenti la fiducia dei sardi nelle proprie capacità di autogoverno.
Personalmente ho sempre giudicato l’eccesso di implicazione nel sistema delle grandi imprese dell’energia, maturato dalla Presidente Todde ai tempi nei quali era viceministro dello Sviluppo Economico, un grande ostacolo a una realistica comprensione dell’emergenza delle autorizzazioni per gli impianti di energie rinnovabili in Sardegna. I fatti mi stanno dando ragione: chi negava in campagna elettorale l’esistenza del Decreto Draghi ha portato la Sardegna sulle secche di leggi e moratorie incostituzionali, tali da aprire falle risarcitorie di impressionante entità.
Nella stessa direzione si sono mosse le nomine proconsolari della Todde, non ultima quella del nostro Rombo (“Ahò, che se magna?”), simpaticissimo assessore alla sanità, più capace – se silente – di quel che sembra, ma soffocato dalle trame di palazzo e inebetito dalla conflittualità del sistema sanitario sardo. La pattuglia dei premiati peninsulari ha soddisfatto evidentemente debiti politici di parte, ma ha concorso in modo notevole ad aggravare la situazione di abbandono della Sardegna.
A me pare che sull’Autorità portuale si stia andando nella stessa direzione.
Abbiamo già avuto modo di dire nei giorni scorsi che, non io, ma il più importante quotidiano ligure, di proprietà del più importante armatore italiano, ha legato la nomina della Montaresi al ruolo che nei porti di Massa e di Cagliari svolge il Gruppo Grendi. Nel 2021 i Musso, proprietari del Gruppo Grendi, e l’allora viceministro Todde erano a Genova ospiti del Family Business Festival (che in inglese sembra chic, in italiano potrebbe essere tradotto, tra i tanti modi, come Festival degli affari di famiglia o Festival delle famiglie in affari). Non conosco la qualità dei rapporti tra la presidente sarda e il Gruppo Grendi, ma qualunque essi siano resta il fatto che a maggior ragione la Giunta sarda dovrebbe essere ostile a una nomina che avvicini interessi privati e poteri regolatori pubblici, cioè che accorci la distanza tra titolari di concessioni pubbliche, come sono i Grendi nel porto di Cagliari, e poteri regolatori. Tanto più che i Grendi non sono proprio un concessionario inattivo, posta la guerra, persa, che hanno fatto alla collocazione del deposito GNL nel porto di Cagliari. Si ha a che fare con un gruppo che non si fa scrupolo di contrastare la pianificazione e la programmazione pubblica.
Ma c’è di più. C’è di mezzo la continuità territoriale delle merci. Oggi scade l’Avviso alle Associazioni di consumatori, utenti e rappresentanze delle imprese attive nei settori della logistica e del trasporto merci pubblicato dal Ministero dei Trasporti. È un passaggio preliminare alla definizione della continuità territoriale delle merci. È un passaggio importante per noi Sardi, cui dovremmo dedicare molta attenzione.
Notate il paragrafo che recita: “la Regione Sardegna ha rappresentato l’esigenza di verificare la disponibilità del mercato ad effettuare sulla linea Livorno-Olbia il trasporto di animali vivi e carcasse nel periodo estivo”. È questa un annoso problema: durante il periodo estivo i traghetti non vogliono trasportare i camion che portino bestiame vivo. D’altro canto, gli autotrasportatori non vogliono viaggiare con le navi merci perché hanno tempi di percorrenza più lunghi di quelle passeggeri. Alla fine, bisognerà rassegnarsi a trasportare gli animali non su camion ma su qualcosa di simile ai container. Poniamo adesso che la soluzione di questo problema divenga una fattore di premialità, come è giusto che sia, in un ipotetico bando per la continuità territoriale delle merci. Chi ha le navi per trasportare gli animali vivi? Sembra una domanda cavillosa, ma non lo è, però accetto che si ponga la domanda più contundente: quando si va a definire la continuità territoriale delle merci, è meglio avere un’Autorità Portuale molto super partes o molto integrata nel sistema dei trasporti? La domanda è per i lettori, non per i gelatinosi del Consiglio regionale.
Signor Nicola Silenti copiato dall’ articolo da lei citato “l’Italia non può permettersi nomine dettate da logiche politiche o da un’applicazione sterile del Manuale Cencelli. È necessario un salto di qualità: servono figure di comprovata competenza e visione strategica, capaci di guidare i porti non come semplici terminali di traffico, ma come elementi centrali di un sistema industriale integrato.” Per me il Prof Deiana ha dimostrato tutta la sua competenza valorizzando tutti i porti Sardi ed i risultati si sono visti purtroppo non può essere riconfermato
https://www.destra.it/home/aaa-cercasi-presidenti-per-autorita-portuale-astenersi-raccomandati-e-politici-trombati/
Con la nostra proverbiale indolenza ,ignavia e proverbiale,pocos locos e disunidos, stiamo stendendo tappeti d’ oro a qualsiasi delinquente voglia fare i propri porci e fruttuosissimi comodi in casa nostra.ma a noi basta andare il sabato in piazza a fare le maratone vestiti come branchi di polli.infatti..polli….