Considero Bosa un caso di studio, cioè una piccola comunità dove il consenso politico è stato fortemente condizionato da anni di contributi mirati a specifiche associazioni e manifestazioni e che ha scelto di scherzare con l’acqua delle alluvioni.
Sto analizzando le carte delle ultime dichiarazioni dell’Assessore ai Lavori Pubblici e del suo Direttore generale sul rischio idrogeologico della città (come pure sto studiando il comportamento del Distretto Idrografico su Olbia, perché i casi sono due: o si è presentato a me, quando ero assessore e presiedevo il Comitato dell’Autorità di Bacino, un quadro drammatico o oggi quel quadro, a dati invariati, è diventato improvvisamente meno preoccupante), ma nel frattempo mi è capitato di leggere un documento curioso, che la dice lunga sulla presenza di spirito di chi governa Bosa.
È accaduto che dopo il nubifragio del 19 agosto 2023, la Giunta municipale abbia scritto alla Direzione Generale della Protezione civile per chiedere 522mila euro per i danni subiti.
Di questi, ben 500.000 erano previsti per il ripristino della viabilità.
Fatto è che, ovviamente, la DG della Protezione civile regionale, ha disposto un sopralluogo per verificare quanto dichiarato dal Comune.
Tralascio, perché voglio ritornarci, la questione di fondo che certe parti politiche di Bosa stanno nascondendo alla popolazione da tanto tempo, e cioè che Bosa non è esposta al Temo, che a memoria d’uomo non ha ucciso mai nessuno, ma è esposta ai torrenti che si formano sui colli vulcanici circostanti, a cui non si è voluto mettere rimedio per la banale ragione che la costruzione di certi canali avrebbe interessato certi terreni di certe persone. Ma ci ritornerò appena avrò tempo.
Torniamo alle comiche.
I tecnici della Protezione Civile fanno il sopralluogo e scrivono:
“Per quanto riguarda invece i danni alla viabilità lamentati e descritti nella scheda A1, gli esiti del sopralluogo non consentono di convenire con quanto rappresentato dal Comune“.
Cosa aveva scritto il Comune?
Ecco qui: «La rete viaria su cui si intende intervenire risulta aver subito gravi danneggiamenti a seguito del trascinamento di acque e detriti durante l’evento calamitoso. In particolare la tracimazione dei canali ha divelto pozzetti deteriorandone le strutture di ancoraggio e i manti stradali, talvolta divellendo intere parti di tappeto bituminoso. Inoltre, in alcune zone, il collassamento e il deterioramento del manto ha causato la modifica delle regolari pendenze per il deflusso delle acque».
I tecnici della Protezione civile, evidentemente, non si sono bevuti la favoletta dei danni e sono andati a verificare lo stato dei luoghi e hanno scritto:
“Sono state visitate le strade indicate dal Comune. Nella generalità dei casi, si tratta di strade la cui pavimentazione risulta per ampi tratti particolarmente dissestata, con fessurazione profonda e estesa, avvallamenti pronunciati e decadimento dell’intero pacchetto in conglomerato bituminoso. (….). Si tratta tuttavia in modo palese di una situazione di degrado preesistente l’evento, come comprensibile in loco dalla tipologia di dissesto e come confermato da un banale confronto con le immagini di repertorio di google street per i medesimi ambiti (rilievi fotografici del 2022)“.
C’è qualcuno nel Comune di Bosa, e io ho un forte sospetto di chi possa essere, che non ha capito che non è sempre carnevale, che non è ogni giorno una saga della birra né che si può risolvere tutto con la birretta lasciata pagata al bar.
Per capire la solennissima figuraccia rimediata, facciamo un paragone.
È come se, essendo stati tamponati e avendo riportato un’ammaccatura al parafango posteriore destro, si scriva all’assicurazione con una perizia che attesti, invece, la presenza di danni diffusi che richiedono l’intera riverniciatura dell’automobile.
Mi rendo conto che il paragone è un po’ da mondo dei rubagalline, però mi pare renda l’accaduto: si è chiesto mezzo milione di euro per le strade danneggiate dal nubifragio dell’agosto dell’anno scorso e i funzionari regionali hanno potuto agevolmente dimostrare, foto alla mano, che le lesioni lamentate erano già presenti prima di quell’evento.
Questo modo di agire è indicativo di una mentalità e di una disinvoltura che hanno a che fare con tante cose, ma non con il buon governo di un paradiso, come è Bosa, che ha bisogno di qualcosa di più di Giolzi.
Il professore mostra di conoscere bene le espressioni tipiche di una certa bosanità, le sue maschere grottesche, le sue penose pantomime. Birretta pagata anche a lui.
Mi viene da pensare a quel Sindaco che in pubblica riunione dichiarava che per ottenere un contributo bastava andare a Casteddu offrire un pranzetto e dare una bella levata al c…
Prof prima delle elezioni comunali sull’unione sarda c’era un articolo proprio sul caso Bosa ed il Sindaco Casula disse che era impossibile fare i lavori perchè nel consiglio sedevano molte persone interessate al progetto e non potevano votare per incompatibilità quindi la popolazione di Bosa sa le cose e continua a votare queste persone forse offrono birrette ???????
Muravera non si inonda, S.Vito si; furono fatti degli ottimi lavori negli anni 50.
Mi corregga se sbaglio.
Cosa si può dire di Bosa? Tra colline pericolosamente spogliate e la devastazione urbanistica è come giocare a pola zembo e pola: l’acqua va a finire nel buco.
Come sempre, caro Professore, puntuale nella disamina delle argomentazioni.
La figuraccia di certi personaggi, che si pavoneggiano a statisti ma che sono solo dei politicanti da “ZILLERI” , è ancora più pesante, se si pensa che solo pochi giorni fa sulla stampa uno dei diretti interessati dava degli “analfabeti” ai rappresentanti dell’opposizione per non aver saputo leggere le risultanze inviate dalla Regione e rigorosamente analizzate in quest’articolo. Da Bosano Astemio, che non beve alla fonte Birraia di certi Pifferai Magici, la ringrazio per tener viva l’attenzione sul grande problema che certi personaggi rappresentano per Bosa.
Come disse Emilio Fede …. che figura di m…..a
La “birretta” fa brutti scherzi…
A Bosa durante il Martedì grasso direbbero: CIAPPADU, CIAPPADU! (trovato, trovato).
Tralascerò la valenza allusiva sessuale tipica del carnevale ma in questo caso hanno “CIAPPADU” chi ha scritto queste fandonie che dovrebbero OMISSIS ai danni dello stato (o regione).
In ogni caso come direbbe Emilio Fede: CHE FIGURA DI MERDA!